Massimo Bianconi e la pazzia di Almodovar in La pelle che abito
Eddire che Massimo Bianconi di film di Almodovar ne aveva già visti alcuni. Eddire che lo avevano già abbastanza turbato, per la loro tristezza e amarezza intrinseca nei personaggi. Qui si arriva al limite dell’assurdo…. Anzi, lo si supera , quel limite. Qui di realistico c’è solo la storia di una famiglia che non sarà più la stessa dopo l’incidente della moglie di Banderas, nel film chirurgo un pò “malato” e ossessionato da sperimentazioni mediche tutt’altro che legali. Qui assistiamo a trasformazioni di sesso obbligate, a trapianti di pelle quasi raccapriccianti e a prigionie malsane. Ma il sangue e la vista di certe scene “crude” non sono la vera causa di angoscia che questo film provoca.. lo sono piuttosto il senso claustrofobico di solitudine che le stanze della casa del chirurgo trasmettono nello spettatore. Mai casa fu più perfetta e più terrificante. Mai corpo femminile fu altrettanto armonioso e artificiale. Ogni singolo fotogramma si potrebbe estrarre dal film per farne un opera d’arte, tanta è la perfezione e la sintonia tra i colori e le forme che abitano la scena. Mai film fu altrettanto dissacrante e sublime allo stesso tempo.
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